Tutto su importi, requisiti, spese ammesse e scadenze del contributo MIMIT a fondo perduto fino a 20.000€ per cloud e sicurezza informatica
Il Voucher Cloud e Cybersecurity 2026 è il contributo a fondo perduto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) che finanzia al 50% gli investimenti in sicurezza informatica e servizi cloud delle piccole e medie imprese italiane, fino a un massimo di 20.000 euro per beneficiario. La misura, disciplinata dal decreto ministeriale del 18 luglio 2025 e gestita operativamente da Invitalia, dispone di una dotazione complessiva di 150 milioni di euro.
A oggi (giugno 2026) lo sportello dedicato ai fornitori si è già chiuso e si è in attesa della pubblicazione dell’elenco ufficiale dei soggetti abilitati, passaggio necessario prima dell’apertura dello sportello riservato alle imprese beneficiarie. In questa guida trovi tutto quello che serve per capire come funziona, quanto puoi ottenere, cosa puoi finanziare e — soprattutto — cosa fare già da ora per non perdere tempo quando lo sportello apre davvero.
Voucher Cloud e Cybersecurity 2026 in breve
| Parametro | Dettaglio |
|---|---|
| Ente erogatore | MIMIT, gestione operativa Invitalia |
| Riferimento normativo | Decreto Ministeriale 18 luglio 2025 |
| Dotazione complessiva | 150 milioni di euro (di cui 71 milioni riservati al Mezzogiorno) |
| Beneficiari | PMI e lavoratori autonomi/liberi professionisti con sede operativa in Italia |
| Tipo di agevolazione | Contributo a fondo perduto, regime de minimis |
| Intensità del contributo | 50% delle spese ammissibili |
| Contributo minimo | 2.000 € |
| Contributo massimo | 20.000 € per beneficiario |
| Spesa minima di progetto | 4.000 € |
| Spesa massima agevolabile | 40.000 € |
| Requisito di connettività | Connessione internet con almeno 30 Mbps in download |
| Procedura | A sportello, in ordine cronologico, fino a esaurimento fondi |
| Sportello fornitori | Aperto dal 4 marzo 2026, chiuso il 27 maggio 2026 (prorogato) |
| Sportello imprese | Non ancora aperto, atteso nella seconda metà del 2026 |
Cos’è il Voucher Cloud e Cybersecurity 2026
Il voucher nasce per accelerare la transizione digitale e la messa in sicurezza informatica delle imprese italiane, soprattutto delle micro e piccole imprese che difficilmente investirebbero in cybersecurity senza un incentivo dedicato. Non si tratta di un finanziamento da restituire: è un contributo a fondo perduto, erogato a fronte di spese effettivamente sostenute e rendicontate.
La misura finanzia esclusivamente soluzioni nuove o aggiuntive rispetto a quelle già in uso dall’impresa: non copre quindi il semplice rinnovo di un contratto cloud o di una licenza antivirus già attiva, ma richiede un effettivo salto di qualità tecnologico.
Una parte della dotazione (71 milioni di euro) è riservata alle imprese con sede nelle regioni del Mezzogiorno, in linea con la provenienza dei fondi dal Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020.
Chi può richiedere il voucher
Possono presentare domanda:
micro, piccole e medie imprese (PMI) con sede legale o operativa in Italia;
lavoratori autonomi e liberi professionisti titolari di partita IVA, anche non iscritti a ordini o collegi professionali;
soggetti che, al momento della domanda, dispongono di una connessione internet con velocità minima di 30 Mbps in download.
Ogni soggetto beneficiario può presentare una sola domanda.
Chi è escluso
Sono generalmente escluse dal regime de minimis utilizzato per questa misura le imprese operanti nei settori della pesca e dell’acquacoltura e, in alcuni casi, della produzione agricola primaria: trattandosi di una restrizione standard del regolamento de minimis, conviene sempre verificare la propria classificazione ATECO prima di avviare la pratica.
Quanto vale il contributo
Il voucher copre il 50% delle spese ammissibili, con questi limiti:
spesa minima di progetto: 4.000 euro;
contributo minimo concedibile: 2.000 euro;
contributo massimo concedibile: 20.000 euro per beneficiario;
spesa massima agevolabile: 40.000 euro (il 50% di un piano superiore a questa soglia non aumenta il contributo, che resta comunque tetto a 20.000 euro).
Esempio pratico: un’impresa che investe 40.000 euro in un nuovo sistema di firewall di nuova generazione, backup in cloud e servizi SaaS riceve un contributo a fondo perduto di 20.000 euro, finanziando di fatto metà del progetto con risorse pubbliche.
Il contributo è concesso in regime de minimis: va quindi monitorato il plafond di 300.000 euro di aiuti de minimis ricevuti nell’arco di tre esercizi finanziari, come impresa singola o come impresa unica nel caso di gruppi societari.
Quali spese sono finanziabili
Il voucher copre un perimetro di investimenti piuttosto ampio, sia sul fronte cybersecurity che su quello cloud:
Cybersecurity
hardware: firewall perimetrali, Next-Generation Firewall (NGFW) con ispezione profonda dei pacchetti, sistemi IPS (Intrusion Prevention System), router e switch con protocolli di crittografia avanzati;
software: antivirus/antimalware, soluzioni di crittografia dei dati, sistemi SIEM (Security Information & Event Management), strumenti di gestione delle vulnerabilità, sistemi di monitoraggio delle reti.
Cloud
servizi IaaS e PaaS;
servizi SaaS;
email professionale;
storage e backup in cloud;
VPS (server virtuali privati).
Servizi accessori
- configurazione, monitoraggio e supporto continuativo, ammessi fino a un massimo del 30% del piano di spesa complessivo, e solo se collegati agli altri servizi agevolabili.
Un punto da tenere a mente: tutte queste voci sono finanziabili solo se acquistate da un fornitore iscritto nell’elenco ufficiale del MIMIT. È il requisito che rende questo voucher diverso da altri bandi: non basta scegliere la soluzione giusta, serve anche il fornitore giusto.
Come funziona la procedura: le due fasi
Il Voucher Cloud e Cybersecurity 2026 si articola in due fasi distinte e sequenziali.
Fase 1 — Accreditamento dei fornitori (conclusa)
Nella prima fase le aziende che vogliono vendere soluzioni cloud e cybersecurity finanziabili con il voucher dovevano iscriversi a un elenco ufficiale ministeriale, dimostrando di possedere i requisiti richiesti. Lo sportello fornitori è stato aperto dal 4 marzo 2026 e, dopo una proroga disposta con decreto direttoriale del 22 aprile 2026, si è chiuso definitivamente alle ore 12:00 del 27 maggio 2026.
L’elenco dei fornitori abilitati sarà pubblicato entro 60 giorni dalla chiusura dello sportello: una finestra che porta la pubblicazione attesa non prima della fine di luglio 2026.
Fase 2 — Domande delle imprese beneficiarie (in attesa di apertura)
Solo dopo la pubblicazione dell’elenco fornitori, il MIMIT definirà — con un ulteriore provvedimento direttoriale — le modalità e le date per la presentazione delle domande da parte di PMI e lavoratori autonomi. Sulla base della sequenza dei passaggi previsti dal decreto, l’apertura realistica dello sportello imprese è collocabile nella seconda metà del 2026, con diverse stime di settore che indicano una finestra tra ottobre e dicembre 2026. Si tratta comunque di una previsione, non di una data ufficiale: va sempre verificata sui canali istituzionali MIMIT e Invitalia.
Le domande verranno valutate con procedura a sportello in ordine cronologico di arrivo, fino a esaurimento della dotazione disponibile: chi presenta la domanda prima, a parità di correttezza formale, ha più probabilità di ottenere il contributo.
Come viene erogato il contributo
Una volta ottenuta l’ammissione, il contributo viene erogato:
in due quote — la prima al raggiungimento di almeno il 50% del piano di spesa sostenuto, la seconda a saldo a completamento del progetto — oppure
in un’unica soluzione a fine progetto.
Il piano di investimento, se realizzato tramite acquisto diretto, deve concludersi entro 12 mesi dalla concessione del contributo.
Cosa preparare già da ora (anche se lo sportello non è aperto)
Il meccanismo a sportello cronologico premia chi arriva pronto. Le attività che un’impresa può (e dovrebbe) avviare subito, senza aspettare l’apertura ufficiale, sono:
Mappare il fabbisogno reale: quali sistemi cybersecurity o servizi cloud servono davvero, distinguendoli da ciò che è già in uso (il voucher non finanzia il semplice rinnovo).
Definire un piano di spesa coerente con i limiti previsti (minimo 4.000 €, massimo agevolabile 40.000 €).
Individuare un fornitore presente nell’elenco ufficiale MIMIT, verificando che le soluzioni proposte rientrino tra le voci ammissibili.
Verificare i requisiti di accesso: connessione a banda larga di almeno 30 Mbps, plafond de minimis ancora disponibile, eventuale appartenenza a settori esclusi.
Predisporre la documentazione amministrativa: SPID o CIE per l’accesso ai portali, PEC aziendale attiva, dati anagrafici dell’impresa eventualmente già registrati sulle piattaforme Invitalia.
Arrivare all’apertura dello sportello con il piano di spesa già definito e il fornitore già scelto è, in una procedura cronologica, l’unico vero vantaggio competitivo a disposizione delle imprese.
Cumulabilità con altri incentivi
Il Voucher Cloud e Cybersecurity 2026 è cumulabile con altri strumenti di finanza agevolata dedicati alla digitalizzazione, nei limiti del regime de minimis e del relativo plafond triennale. Alcune PMI scelgono di abbinarlo, per esempio, alla Nuova Sabatini per l’acquisto di beni strumentali, o al credito d’imposta Transizione 5.0, costruendo un piano di investimento più ampio in cui il voucher copre la componente cloud/cybersecurity e altri strumenti coprono hardware, macchinari o formazione del personale.
Anche i voucher digitali camerali, dove ancora attivi a livello territoriale, possono in alcuni casi affiancare questa misura su voci di spesa diverse: la valutazione va sempre fatta caso per caso, verificando che non ci sia sovrapposizione sulle stesse spese.
Errori più comuni da evitare
Scegliere il fornitore prima di verificare che sia nell’elenco MIMIT: purtroppo una soluzione tecnicamente perfetta ma acquistata da un fornitore non accreditato non è ammissibile al contributo.
Confondere “nuovo investimento” con “rinnovo”: il voucher finanzia upgrade reali, non il rinnovo di abbonamenti o licenze già attive.
Sottostimare i tempi della procedura a sportello: aspettare l’apertura ufficiale per iniziare a documentarsi significa partire già in ritardo rispetto a chi ha preparato tutto in anticipo.
Superare, senza accorgersene, il plafond de minimis: va sempre fatta una verifica preventiva degli aiuti già ricevuti negli ultimi tre esercizi.
Inserire nel piano più del 30% di servizi di configurazione/monitoraggio/supporto: oltre quella soglia, la parte eccedente rischia di non essere ammissibile.
Come può aiutarti Alsolved
Alsolved affianca le PMI italiane nell’incrocio tra digitalizzazione e finanza agevolata: non ci limitiamo a indicare un bando, ma costruiamo il progetto tecnico e gestiamo la parte burocratica che lo rende finanziabile. Siamo fornitore accreditato MIMIT per il Voucher Cloud e Cybersecurity 2026, in continuità con la nostra attività di consulenza su voucher digitali, bandi regionali e strumenti di finanza agevolata per le imprese.
In concreto, possiamo supportarti su:
un check-up gratuito per capire se il tuo investimento in cybersecurity o cloud rientra tra le spese ammissibili;
la progettazione del piano di spesa, dimensionato sui limiti del voucher e coerente con le tue reali esigenze (non con un catalogo standard);
l’implementazione delle soluzioni cloud, CRM e cybersecurity, direttamente con il nostro team tecnico;
la gestione della pratica, dalla preparazione della documentazione alla rendicontazione finale, riducendo il rischio di errori formali che possono far perdere il contributo.
Se vuoi capire, già da oggi, come impostare il tuo progetto per essere pronto al momento dell’apertura dello sportello, compila il form di contatto e un nostro consulente ti risponderà per fare il punto sulla tua situazione specifica.
Le informazioni contenute in questo articolo sono aggiornate al 17 giugno 2026 sulla base dei provvedimenti pubblicati dal MIMIT. Trattandosi di una misura ancora in fase di attuazione, modalità e date relative allo sportello imprese potranno essere modificate da successivi provvedimenti: per i dettagli operativi definitivi si rimanda ai canali ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e di Invitalia.
Domande frequenti sul Voucher Cloud e Cybersecurity 2026
Cos'è il Voucher Cloud e Cybersecurity 2026?
È un contributo a fondo perduto del MIMIT che copre il 50% delle spese sostenute da PMI e lavoratori autonomi per soluzioni cloud e sicurezza informatica, fino a un massimo di 20.000 euro per beneficiario.
Chi può richiederlo?
Micro, piccole e medie imprese e lavoratori autonomi con sede operativa in Italia, con connessione internet di almeno 30 Mbps in download. Sono generalmente esclusi i settori della pesca e della produzione agricola primaria.
Quanto si può ottenere?
Il contributo copre il 50% delle spese ammissibili, con una spesa minima di progetto di 4.000 euro e un contributo massimo di 20.000 euro, su un investimento massimo agevolabile di 40.000 euro.
Quali spese sono finanziabili?
Hardware e software di cybersecurity (firewall, antivirus, SIEM), servizi cloud IaaS/PaaS/SaaS, email professionale, storage, VPS e servizi di configurazione/monitoraggio/supporto continuativo, questi ultimi entro il 30% del piano di spesa.
Quando apre lo sportello per le imprese?
Lo sportello fornitori si è chiuso il 27 maggio 2026. Lo sportello per le domande delle PMI non ha ancora una data ufficiale: è atteso nella seconda metà del 2026, dopo la pubblicazione dell'elenco fornitori abilitati.
Bisogna acquistare da un fornitore accreditato MIMIT?
Sì. Le spese sono ammissibili solo se i servizi vengono acquistati da un fornitore iscritto nell'elenco ufficiale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Il voucher è cumulabile con altri incentivi?
È concesso in regime de minimis e può essere cumulato con altri aiuti pubblici nel rispetto del plafond di 300.000 euro di aiuti de minimis ricevuti nell'arco di tre esercizi finanziari.
Cosa succede se i fondi disponibili terminano?
Le domande sono valutate con procedura a sportello in ordine cronologico: una volta esaurita la dotazione di 150 milioni di euro, le domande successive non possono più essere finanziate, anche se formalmente corrette.
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